Spazio di sicurezza europeo

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Il superstato orwelliano avanza ormai a passi da gigante.

Il trattato di Lisbona sta portando a compimento la fase di dissoluzione totale degli stati nazionali, iniziata con la privazione dei paesi membri della sovranità monetaria, tramite i vari trattati di "cooperazione economica" e l'assoggettamento dei governi dei singoli paesi alle varie banche nazionali prima ed alla banca centrale europea poi.


Non è difficile immaginare quale sarà la tappa successiva: il controllo completo della popolazione.

La UE si sta dotando, infatti, del proprio archivio centrale di dati personali.

Tutte le compagnie aeree - e le agenzie di viaggi in generale - foniranno notizie sui nostri spostamenti; le compagnie telefoniche registreranno tutte le nostre chiamate, le email e gli sms che invieremo; i provider consegneranno a richiesta l'elenco dei siti internet sui quali navighiamo di solito; ogni paese metterà a disposizione il proprio archivio fiscale; gli ospedali terranno informati i solerti funzionari UE sul nostro stato di salute: insomma, qualsiasi ente - pubblico o privato che sia - sarà pronto a comunicare tutti i nostri dati personali in suo possesso, come la nostra etnia, la nostra religione, la nostra appartenenza a movimenti politici o sindacali e qualsiasi altra curiosità sui nostri più reconditi segreti.

Il lettore più smaliziato potrà pensare che forse sto esagerando, che quella che sto raccontando non è la realtà ma la trama del romanzo orwelliano "1984". Mi spiace deluderlo: molte di queste intrusioni eurocratiche sono già in vigore, o in via di applicazione.

In Inghilterra Tony Blair, con la scusa della "lotta al terrorismo", ha fatto dei cittadini britannici i più sorvegliati nel mondo occidentale. Ogni giorno, un cittadino britannico si sveglia e sa (no, forse non lo sa) che sarà filmato circa 300 volte dalle telecamere di sorveglianza disposte più o meno dappertutto sul territorio. Quando va a letto, l'ultimo pensiero prima di addormentarsi è per il suo DNA, che viene raccolto e conservato in una apposita banca dati. Prima di pranzo, riflette sul fatto che le sue telefonate, gli sms e le email che invierà e riceverà durante la giornata saranno registrate e conservate dalle compagnie telefoniche per dodici mesi.

Dal 2007 è in vigore, anche in Italia, la Direttiva Inspire, che obbliga ciascuno stato a condividere con gli altri i dati sulla salute e le malattie di uno qualunque dei suoi cittadini.

È del 2004 invece lo standard per l’emissione di "passaporti biometrici", non solo con la foto del portatore, ma con le sue impronte digitali e dell’iride dell’occhio, che la UE ha imposto che siano compatibili con i database dell’Unione Europea.

E questo è niente. Ora che il trattato di Lisbona entrerà definitivamente in vigore, grossi progetti sono in preparazione.
A partire dalla creazione, nel governo eurocratico sovra-nazionale, del super-ministero della Giustizia e dell’Interno (potere giudiziario e potere poliziesco uniti in un solo corpo) in maniera che, come dichiarato da Jacques Barrot (attuale commissario per la "Giustizia e Sicurezza europea"), i confini nazionali non intralcino più l'azione di prevenzione e repressione dei "crimini", compresi quelli virtuali che hanno luogo sulla rete.

Questo corpo giudiziario-poliziesco, che riunirà gli apparati repressivi già esistenti (Europol, Eurojust e Frontex) - della cui esistenza il cittadino europeo neppure è a conoscenza - avrà il potere di scavalcare tutte le legislazioni nazionali, non solo nei casi per i quali ufficialmente è nato (la lotta al terrorismo ed al crimine organizzato), ma - poichè il trattato è autoemendante - in tutti quelli che la legislazione eurocratica si prenderà cura di inventare strada facendo. E si sa, l'appetito vien mangiando.

Nella orwelliana neolingua, si esprime questo progetto di controllo globale con la rassicurante dicitura "spazio di sicurezza europeo".

Tipico esempio: il parlamentare europeo Luigi De Magistris ha scritto un articolo, su il Fatto Quotidiano, intitolato "L’Europa con la toga", in cui esprime il suo giudizio positivo circa il fatto che il trattato di Lisbona rafforzi "i poteri del parlamento europeo anche su giustizia, sicurezza e cooperazione giudiziaria".
Scrive a riguardo l'ex magistrato: "Per contrastare una criminalità organizzata così forte, penetrata nell’economia e nella politica tanto da condizionare il funzionamento democratico delle Istituzioni, non è più sufficiente l’azione dei singoli Stati…ma c’è bisogno di un’azione che provenga dall’Unione Europea". Peccato che De Magistris si sia dimenticato di metterci al corrente della sua opinione riguardo le centinaia di milioni di euro che la UE sta spendendo per sviluppare un gigantesco sistema di controllo continuo designato a setacciare internet e le immagini delle telecamere a circuito chiuso di tutti i paesi membri. Peccato davvero, perché ha perso un'ottima occasione per spiegarci il nesso (che per quanto mi sforzi, non riesco a trovare) tra la lotta al crimine organizzato e l'attività degli psico-poliziotti dell’università di York addetti al monitoraggio dei social network (monitoraggio che si spinge fino alla "analisi dei sentimenti").

Fatte le leggi, infatti bisogna che ci sia qualcuno a farle rispettare: sarà questo il compito della psico-polizia che, durante i prossimi cinque anni, verrà "addestrata in modo speciale al fine di formare una comune cultura UE in materia di prevenzione e repressione dei crimini". Gli psico-poliziotti saranno forniti dai paesi membri, legalmente vincolati a rimettere circa un terzo delle proprie forze dell'ordine nelle mani del nuovo potere europoide. Tale corpo poliziesco non obbedirà più ai governi legittimamente eletti, ma solo al Big Brother - che nella realtà si chiama UE.

Termino questa breve panoramica sui tempi che ci attendono allo stesso modo di Maurizio Blondet, al quale devo la maggior parte delle informazioni presenti in questo articolo, lasciando la parola a Stephen Booth, dirigente di «Oper Europe»: «Ci avviciniamo a gran passi ad una condizione in cui la UE avrà tutto l’apparato corecitivo di uno Stato, ma senza l’appropriato controllo democratico nè i robusti limiti di potere che i cittadini hano diritto di aspettarsi».


Antonio Schiavone
www.ideesupposte.net



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