Bomb Iran

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A ormai sei mesi dalle elezioni e dalle conseguenti rivolte, proviamo a raccontare la torbida storia di un Iran dove, tra regime change (invocato dall'onnipresente, e ancora vivo, Henry Kissinger), petrolio, intelligence di vari paesi, non trovano posto né le rivendicazioni democratiche, né dio ed il suo presunto governo, né i giovani riformisti del sogno americano, come invece ci è stato raccontato.


PRIMO ATTO: GLI ATTORI ED ALMENO DUE REGISTI

Qualche piccolo cenno sulla loro carriera:

  1. Mahamoud Ahmadinejad: attuale presidente della Repubblica Islamica dell'Iran.
    ...Nel 1979, con Bush (padre, ndr) a capo della Cia e Jimmy Carter presidente inviso ai potentati petrolifero-militari, il giovane comandante dei Pasdaran (Ahmadinejad appunto, ndr) – i guardiani della rivoluzione islamica persiana – capeggia il sequestro del personale dell’ambasciata Usa a Teheran... Mentre nell’intero Iran le esecuzioni sommarie diventano un’orgia di sangue... le lobby che tramano per distruggere politicamente Carter trattano sottobanco con i pasdaran, e quindi con Ahmadinejad. L’obiettivo è di far durare il sequestro almeno fino alle elezioni, in modo da favorire Ronald Reagan. E il sequestro durerà addirittura quattrocentoquarantaquattro giorni... Il 16 gennaio 1981 la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra, cioè le banche centrali di Usa e GB, trasferiscono 7 milioni di dollari (5 tramite Chase Manhattan Bank e 2 tramite Citibank, entrambe controllate dalla famiglia Rockefeller) in un conto presso una banca iraniana a Teheran. Il 21 gennaio Ronald Reagan si insedia alla Casa Bianca e annuncia la liberazione degli ostaggi...
    Oltre ai dollari, i pasdaran ottennero anche armi, e fu Israele a organizzare reperimento e consegna...”1


    Partecipa poi all'affare Iran-Contras.

  2. Mirhossein Mousavi: già primo ministro iraniano dal 1981 al 1989, candidato “riformista” alle recenti elezioni. Mousavi è stato anche ministro degli esteri. Fautore della rivoluzione islamica di Khomeini - ivi compresa la prolungata presa di ostaggi statunitensi del 1979 all'interno dell'Ambasciata USA (in un'intervista col New York Times del 1981 dichiara: “è stato dopo di ciò che abbiamo riscoperto la nostra autentica identità islamica”2, clic) - che aveva affogato nel sangue le pretese di milioni di islamisti comunisti che si erano appena liberati dello Shah3 - dichiara guerra all'Iraq, su diretta commissione di Ronald Reagan, e nell'ambito del rifornimento di armi, partecipa all'affare Iran-Contras. Fulvio Grimaldi in proposito scrive:

    Cosa hanno in comune l’ultrà neocon Michael Ledeen4 ( cui vero nome è "Levi", appena mascherato) amicissimo di Martelli-Ferrara, dei fascisti italiani; il saudita Adnan Kashoggi, massimo mercante d’armi mondiale con logo Cia, e Mir-Hussein Mousavi?
    Sono tutti amici e associati di Manucher Ghorbanifar, anche lui grande mercante d’armi, doppio agente iraniano del Mossad, figura centrale nella porcata Iran/Contra...
    Del compare di Mousavi, Ghorbanifar, si legge nel rapporto Walsh5 su Iran/Contra: “Ghorbanifar, informatore Cia, fiduciario del primo ministro Mousavi, si fece prestare da Kashoggi milioni di dollari, con pieno consenso di Washington, per l’acquisto delle armi israeliane da usare per distruggere l’Iraq (colpevole di aver creato il Fronte del rifiuto contro la svendita egiziana di arabi e palestinesi a Tel Aviv e Washington) Ottenuti fondi dal governo di Tehran, Ghorbanifar compensò Kashoggi con una tangente del 20% . Sfiduciato in un primo momento da Khomeini, Ghorbanifar rientrò nel gioco diventando il fiduciario e braccio operativo di Mir-Hossein Musavi, primo ministro iraniano...
    Il rapporto Walsh...aggiunge: “All’inizio di maggio, 1985, il colonello Oliver North (il gangster che raggirò il Congresso per occultare l’operazione Contra6), il capostazione Cia, George Cave, Ghorbanifar e Mousavi si incontrarono a Londra per discutere questa ed altre collaborazioni Iran-Usa-Israele. Ledeen fu incaricato di informarsi presso il primo ministro israeliano, Shimon Peres, sul suo accesso a buone fonti e a buoni contatti in Iran. Israele diede garanzie in tal senso e Reagan approvò che all’Iran di Mousavi si spedissero missili Usa Tow in cambio del rilascio degli ostaggi statunitensi in mano alla resistenza libanese. Il capo della Cia, Casey, raccomandò che il Congresso fosse tenuto all’oscuro di tutto l’affare”. ll rapporto di amicizia e collaborazione tra Ledeen, Ghorbanifar e il candidato “riformista” Musavi resistette nel tempo, fino ad alimentare il sostegno dei “moderati” Usa alla candidatura del provato fiduciario”.


    Insomma il riformismo di Musawi è piuttosto recente: un altro dei folgorati sulla via di Damasco-Washington. Su Ahmadinejad, nulla da aggiungere.

Due uomini di potere quindi, ma anche pedine nelle mani dei veri potenti: gli ayatollah Rafsanjani e Khamenei, attuale guida suprema. Quest'ultimo oggi titolare del potere militare in Iran: le Guardie Rivoluzionarie e la milizia Basij (le leve di giovanissimi, 8-9 anni, che durante lo scontro Iran-Iraq, erano spediti dal regime a “bonificare” i campi minati avversari); poca roba, rispetto agli affari del primo: gestore degli introiti petroliferi, prima voce d'esportazione in Iran.

A giugno dunque, durante le manifestazioni di Teheran, si combatteva non già, o non solo, per la democrazia (in buona fede!), ma soprattutto si consumava uno scontro interno, ai vertici della repubblica islamica, maturato anni e anni. Magistralmente Blondet7:

La guida suprema (Khamenei, ndr) ci ha messo anni per prendere in qualche modo il controllo del malloppo petrolifero. Quando Ahmadinejad è stato eletto presidente 4 anni fa, ha tentato due volte di nominare ministri del petrolio uomini suoi; per due volte le figure da lui proposte sono state bocciate dal parlamento (majlis), ovviamente pagato dalla «Oil Mafia». Solo nell’agosto 2007 Ahmadinejad (e Khamenei dietro di lui) è riuscito a mettere un suo uomo al ministero: Gholamhossein Nozari, già capo della compagnia nazionale petrolifera iraniana”.

Con quei proventi, l'asse Ahmadinejad-Khamenei ha potuto:

...rafforzare le capacità militari, ma anche (per) sovvenzionare un diffuso sottoproletariato nelle immense periferie delle principali città e nelle campagne. Aumento dei sussidi di disoccupazione e delle pensioni minime, sovvenzioni all’acquisto dei generi di prima necessità e diffusione della sanità pubblica sono le misure che hanno fatto gridare una sinistra ormai preda assoluta del nazionalismo antiamericano ad un presunto “socialismo” del Presidente iraniano. Nella realtà non c’è nulla di nuovo nella politica di Amadhjinejad che utilizza i proventi del petrolio per acquistare consenso tra i diseredati e per utilizzarli come massa di manovra contro un ceto medio di laureati costretti al sotto impiego e contro una working class cui scioperi e sindacati rimangono strettamente vietati”8.


II ATTO: LA QUESTIONE RELIGIOSA

Per la repubblica islamica la guida suprema è anche guida spirituale (è innanzitutto centro di potere!), “fonte di emulazione... e con un seguito di studenti” (Blondet). Tutto quanto è già Rafsanjani: ricco fondatore di scuole religiose, università (quindi con ampio seguito di studenti), reggente del gran bazar di Teheran, esponente insomma della ricchissima borghesia petrolifera. Autorevolezza di cui difetta invece l'attuale capo Khamenei:

...nella religione sciita, che è religione del martirio, la figura centrale è il dodicesimo imam, l’imam nascosto che tornerà alla fine dei tempi per guidare la riscossa dei puri contro la falsa religione, ossia la corrente maggioritaria sunnita dell’islamismo. La religione islamica è una religione fortemente politica e la figura dell’imam nascosto, il Mahdi, è la figura di un leader politico capace di guidare le masse alla vittoria finale del bene. In questo quadro la mediazione del clero scompare dal campo religioso e appare solitaria la figura del leader carismatico in diretto contatto con dio... Amadhjinejad il giorno dell’insediamento ha invocato sulla sua presidenza la protezione del dodicesimo imam, fatto del tutto irrituale”9.

Due blocchi contrapposti sul duplice fronte della ricchezza materiale e dell'autorità religiosa.


III ATTO: LE ELEZIONI? NO, LA SOCIETÀ CIVILE

Le elezioni sono state tutto sommato regolari (clic): non si è andati al secondo turno. Eppure ne è scaturito un mese di proteste e rivolte. Represse nel sangue: la più famosa immagine è quella di Neda Salehi Agha-Soltan, nuova eroina, dimostrante per la libertà, uccisa dal potere. Ma il potere - questo blog lo ha affermato con risolutezza - è uno, e mai buono: molti i dubbi sull'uccisione della giovane studentessa, basta fare un giro in Internet.

Ed allora: chi erano quei manifestanti? Veramente giovani democratici oppressi, come ci è stato raccontato? Com'è l'Iran? Come vivono quelli che sono scesi in piazza? E la parte più povera della popolazione, foraggiata dalle manovre populiste di Ahmadinejad, dov'era? In piazza?

L’Iran... è un paese con industria ed infrastrutture moderne, che da decenni vede la presenza di organizzazioni sociali e sindacali capaci di sfidare i regimi autoritari ed oppressivi che si sono succeduti, prima nel nome della tradizione e dello schieramento con l’Occidente, poi con il ritorno all’Islam e il presunto antimperialismo dei gestori della repubblica islamica. La struttura economica iraniana è conformata ad un capitalismo di stato gestito per lo più dalle confraternite misericordiose saldamente insediate al potere...La struttura sociale del paese è meno arretrata di quanto si pensi; esiste una diffusa working class concentrata nei settori petrolifero e meccanico, ed esiste una borghesia imprenditoriale di piccola e media impresa che opera non solo nel commercio ma nella produzione di beni di consumo. Le campagne soffrono invece di un’arretratezza dovuta alla mancata riforma agraria del 1979 e dalla repressione dei moti contadino del 1980-81. La concentrazione delle terre ha permesso, comunque, la formazione di una borghesia agraria fedelissima della teocrazia che oggi preme sul presidente confermato per ottenere una parziale privatizzazione del settore manifatturiero pubblico. Allo stesso modo il bazar, la borghesia commerciale diffusa soprattutto a Teheran ha aperto negli scorsi anni un contenzioso con il potere centrale per ottenere l’allargamento del proprio spazio economico...Ci risulta, inoltre, che sia in corso un processo di costruzione di una borghesia di stato che utilizza il proprio ruolo all’interno della macchina economica per migliorare le posizioni personali sia dal punto di vista del guadagno che da quello dell’influenza sugli assetti di potere10.

Tirando le somme: un paese in piena evoluzione, nel senso moderno del termine. Si sviluppa una boghesia ricca, una classe burocratica che consente al potere di tenere intatte le mani su un sistema che certamente permette più profitti, più risorse, più sviluppo, al solito prezzo del degrado delle campagne e dei loro abitanti, delle limitazioni di libertà.

Volendo rispondere quindi alle domande di cui sopra: a ribellarsi sono stati i cittadini della parte nord dell'Iran, ossia i più ricchi, colpiti, economicamente soprattutto, dalle sanzioni internazionali, dia vari embarghi (si pensi al petrolio). Chiedono maggiore libertà le stesse scuole religionse, che non possono amministrare i propri beni direttamente, ed il sitema finanziario e bancario, cui la shaaria vieta le tecniche più moderne di speculazione finanziaria (stavolta, almeno, c'hanno guadagnato!).

Chiedevano sinceramente libertà anche i ragazzi intervenuti a quelle manifestazioni, evidentemente ignari dell'esistenza delle sue diverse forme, ma consci delle limitazioni loro imposte dal regime. Non condannabili, ma neppure scusabili perché figli paradossalmente di quello stesso regime del benessere di pochi contro cui hanno sfilato.


Tra loro molti, troppi infiltrati e soprattutto, con loro o contro, Mousavi ed Ahmadinejad, in una situazione che per un momento era sfuggita al controllo dei contendenti, ma che: “forse (la) cavalcano; forse sono costretti a cavalcarla, perchè quando certi eventi scoppiano, per i leader la sola via d’uscita dal patibolo è andare avanti. Fino in fondo11.


IV ATTO: GLI EQUILIBRI IN MEDIORIENTE

Ancora rileva una terza forza: l'importanza iraniana nello scacchiere mediorientale. L'Iran è un paese sciita, una parte minoritaria della religione islamica, a maggioranza sunnita – sunniti sono gli arabi filo-occidentali o filo-capitalisti, Arabia Saudita, Emirati Arabi etc.

Quando nei primi tempi l'amministrazione Obama sembrava intenzionata ad una azione di distensione in Medioriente - cronologicamente siamo nel pieno della rivolta di Teheran - quando cioè si parlava di due popoli sovrani in due stati, la stessa amministrazione non intervenne, almeno a livello internazionale, nell'affare poi noto come Rivoluzione Verde. Obama cercò insomma di tenere fede alle sue promesse elettorali.

Oggi sappiamo non solo che, allora, fomentarono quella rivolta le principali Ong internazionali (Ned, Freedom House, USAid, American Enterprise Institute, Council of Foreign Relations : per citare a caso e senza alcun ordine logico, radio, organizzazioni internazionali, ong12) e che la campagna Twitter contro Ahmadinejad proveniva direttamente dal Mossad israeliano (clic), ma sappiamo come è evoluta la situazione sino ai giorni nostri.

Il cambio di condotta diplomatica ha fatto seguito a due eventi fondamentali, destalizzanti, architettati ad arte: l’attentato a Pishin (cittadina poco distante dai confini con Pakistan e Afghanistan, non troppo lontano proprio dal Sud Waziristan, teatro, nello stesso tempo, di una famosa offensiva pakistana contro le roccaforti talebane), in cui rimasero uccisi alcuni membri delle guardie della rivoluzione (il capo del battaglione Al Qods dei Pasdaran iraniani, il generale Nurali Shushtari, il comandante delle Guardie della provincia del Sistan-Baluchestan, il generale Mohammadzadeh, numerosi altri membri e alti comandanti dei Guardiani Rivoluzionari – insomma l'intero comando delle forze di terra iraniane); la “scoperta” di un sito nucleare a Qom, quindi in Iran.

L'attentato è stato architettato dal solito duo Mossad-Cia; due le evidenze:

  1. Jundallah, il gruppo Baluchi (sunnita, quelli della minoranza in Iran, che è sciita), autore dell’attentato, è stato addestrato e finanziato da Washington;

  2. il coinvolgimento diretto di Michael Leden, agente Cia di lungo corso, membro della P2, suggeritore dell’affare Mitrokhin al credulone Guzzanti, regista dell'affare noto come Nigergate ecc., nonché conoscitore dei sunniti del Baluchistan e dei curdi del nord, con cui ha contatti quotidiani, ufficialmente come fonte sul campo del suo blog 13.

Basta fare 1 + 2. Una situazione pacifica, o meglio stabile, in medioriente non conviene a nessuno, soprattutto ad Israele, che conta proprio sulle minoranze e sul loro potere distruttivo interno per indebolire gli stati confinanti.Con questo attentato, e tanti altri nel paese, con un presidente come Ahmadinejad facilmente demonizzabile, si è riusciti a destabilizzare la zona.

Questi fatti accadevano, e qui veniamo al secondo punto, proprio nel momento in cui, dopo la scoperta, che scoperta non era, di una nuova centrale atomica a Qom e la successiva minaccia di sanzioni delle AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), si stava trattando per l’arrivo di ispettori dell’agenzia a Teheran. Scoperta non era, perché avendo Teheran sottoscritto e varato il trattato di non proliferazione, che consente lo sviluppo di nucleare civile, ed in particolare impone di avvisare l’agenzia sei mesi prima dell’entrata in funzione, l’Iran era nella norma. A rigore l’ulteriore protocollo del trattato, noto come “Parte Generale degli Accordi Sussidiari” che invece obbliga gli stati ad informare di ogni decisione, anche di sola costruzione dell’impianto, non è stato ancora ratificato dal parlamento iraniano. È notizia del 19 novembre, tuttavia, un’ispezione nel sito di Qom.

  1. il 22 settembre: nel vertice di New York Abu Mazen e Bibi Netanyahu, presieduto dal presidente americano, si è passati dal “congelamento” al “contenimento” della colonizzazione in Cisgiorndania e nella West-Bank 14; cioè la colonizzazione può continuare, non è d'ostacolo alla pace israelo-palestinese;

  2. il 25 ottobre: sono arrivate le prime ispezioni AIEA, dopo la proposta rifiutata di trasferimento all'estero dell'uranio arricchito;

  3. il 12 novembre: il rinnovo per un anno delle sanzioni economiche statunitensi contro l’Iran;

  4. il 20 novembre nuovo vertice dei 5+1 (5 membri permanenti dei Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania) a Bruxelles, per decidere di evetuali, ulteriori, sanzioni all'Iran, se non spedisce all'estero l'uranio arricchito di cui è in possesso.

La destabilizzazione iraniana è completa. L'Iran è un regime anti-democratico, teocratico, che reprime nel sangue le manifestazioni civili e strupra nelle carceri le libertà individuali (questo è vero, se lo affermo io in questo blog, non se lo affermano rappresentanti di Usa, Israele, Unione Europea, Cina etc.); vuole dotarsi della bomba atomica (come Usa, Israele, India: in particolare Israele è l'unica della zona a trattare il prodotto); vuole distruggere Israele (stupido demonizzabile mal tradotto Ahmadinejad!).
Si va verso una nuova guerra.

Giuseppe de Matteis

www.ideesupposte.net


1 Pino Cacucci – A (rivista anarchica) 313 – p. 17 - clic

2 Wikipedia - clic

3 La “monarchia costituzionale” vigeva in Iran dal 1953, quando un colpo di stato, con appoggi esteri anche statunitensi (Obama, discorso a Il Cairo), l'aveva imposto

4 Riapparirà più avanti, nell'ambito dell'attentato di Pishin

5 Rapporto finale su Irangate (o Iran-contras) di Lawrence E. Walsh

6 Il Congresso deve infatti approvare qualsiasi aiuto bellico a potenze nemiche, di qualsivoglia natura

7 Maurizio Blondet – L'Iran: fino a dove? - 18/06/2009 – www.effedieffe.it

8 Stefano Capello – Resistenza e repressione nel paese degli ayatollah – A 347 – Novembre 2009; in proposito leggo in “Viaggio di nozze a Teheran”, di Azadeh Moaveni, Newton Compton Editori, 2009: “La repubblica islamica, che riusciva ad assicurarsi la fedeltà dei suoi cittadini, grazie a un sistema di sussidi, prestiti a basso interesse e libertà civili …”

9 Stefano Capello – Resistenza e repressione nel paese degli ayatollah – A 347 – Novembre 2009

10 Ibidem

11 Maurizio Blondet – L'Iran: fino a dove? - 18/06/2009 – www.effedieffe.it

12 Maurizio Blondet – Iran: quante interferenze - 03/07/2009 – www.effedieffe.it e Fulvio Grimaldi - Due o tre cose che so di lei (la rivoluzione verde) – 26/06/2009 - clic

13 Maurizio Blondet – Attentato in Iran: è contro Obama. Chiedete a Ledeen - 19/10/2009 – www.effedieffe.it



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Commenti 

 
0 #3 whiteheart 2009-12-01 00:40
Un pensiero peregrino nella notte...

Citazione:
Chiedevano sinceramente libertà anche i ragazzi intervenuti a quelle manifestazioni, evidentemente ignari dell'esistenza delle sue diverse forme, ma consci delle limitazioni loro imposte dal regime. Non condannabili, ma neppure scusabili perché figli paradossalmente di quello stesso regime del benessere di pochi contro cui hanno sfilato.


Non c'entra nulla col "No B-Day"? In Italia non ci sono influenze straniere?

Quasi quasi ci scrivo un articolo...
Citazione
 
 
0 #2 Carlo 2009-11-27 21:50
ci si lascia distrarre dalle verità ufficiali, dimenticandosi della sconcertante logica del 2+2=4.
Citazione
 
 
0 #1 whiteheart 2009-11-26 23:24
articolo che dovrebbe essere stampato su pietra e sbattuto sul grugno dei liberi giornalisti che lavorano per i liberi media occidentali. giusto per ricordare loro cosa significa, e come si fa, la professione che si vantano di svolgere.
Citazione
 

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