La lobby ha deciso
BILDERBERG Come previsto nell'articolo Mr Pesc, le posizioni - solo a chiacchiere - contrarie al potere sionista del Dalemone nazionale non sono state dimenticate dalla nota lobby. Così Massimino è stato fatto fuori: non piace a Israele, quindi non piace agli USA, e di conseguenza neppure ai socialdemocratici europei. Al suo posto è stata nominata per la carica di Mr Pesc (che a questo punto diventa Mrs Pesc) la baronessa laburista Catherine Ashton, giusto per non uscire dal solco filo-atlantico così caro a Londra.
Dovremmo chiederci come mai è stato deciso, e soprattutto da chi, che uno dei due seggi più importanti del nuovo potere europoide che sta sorgendo debba essere per forza britannico, di un paese cioè per metà fuori dall'Europa. Fatto fuori Blair per la carica di presidente, evidentemente giudicato dai poteri forti - in un rigurgito di prudenza (numerose erano state le voci contrarie tra i paesi membri) - troppo sfacciatamente filo-americano, si è cercata e trovata una strada alternativa che passa per Upholland, ma conducente comunque a Londra.
Così come dovremmo chiederci chi sono i fautori dell'altra nomina, quella di Herman Van Rompuy - ex funzionario della banca centrale belga - alla presidenza. Il poeta fiammingo non ha capacità nè esperienza sulla scena diplomatica internazionale: perfetto dunque per il ruolo di esecutore insospettabile dei "consigli" che la lobby sarà lieta di elargirgli.
Il suo proposito principale è quello di rendere economicamente indipendente l'eurocrazia di Bruxelles, mediante magari una tassa europea sull'inquinamento ed un'altra sulle transazioni finanziarie internazionali. Servono fondi per attuare (o meglio, per continuare ad attuare) il progetto di controllo della popolazione di cui parleremo nel prossimo articolo.
A proposito del processo decisionale che ha portato la nomina di quest'ultimo, fonti riservate individuano nel castello di Hertoginnedal presso Bruxelles la sede scelta dal Bilderberg (il gruppo segreto di politici, banchieri e imprenditori che detengono il potere, quello vero) per fare l'ultimo esame al candidato belga. Non casuale la scelta del luogo: è tra le sale di questo castello che si tennero i colloqui che portarono al trattato di Roma del 1957, data di nascita della comunità.
Presenti accertati Henry Kissinger ed il premier svedese John Fredrik Reinfeldt (presidente di turno del consiglio europeo).
Van Rompuy ha goduto dell'appoggio del visconte Etienne Davignon - uno dei padri fondatori del gruppo, potentissima e discretissima figura, a riprova che il potere reale non ama mostrarsi - che ha garantito per lui.
Grazie a tale autorevole appoggio, è riuscito a superare le perplessità espresse da alcuni influenti personaggi presenti alla riunione del Bilderberg, tra cui quelle di un ospite italiano (indovinate chi).
Ad ogni modo, il Bilderberg ha votato. E l'Europa ha obbedito.
Tutto finito. Terminata la girandola dei nomi, concluse le manovre diplmatiche del francese Sarkozy e della tedesca Merkel, stop alle consultazioni (rigorosamente a porte chiuse) dei 27 delegati degli stati membri.
Come non condividere il giornalista britannico Robert Bridge, che è sbottato: «Il processo elettorale segreto delle elezioni somiglia più a un conclave vaticano per eleggere un Papa, che ad un moderno esperimento in procedura democratica. Tanto vale che la UE appronti un camino a Bruxelles, che con i suoi sbuffi di fumo bianco o nero ci avverta di quando gli arcani rituali sono compiuti».
È la nuova democrazia che avanza.
Antonio Schiavone
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