Elettori eletti
Elettori eletti
Il 10 febbraio 2009 si sono tenute le elezioni anticipate per la 18° Knesset (il parlamento israeliano), provocate dalle dimissioni del primo ministro uscente, Ehud Olmert, accusato di corruzione.
Gli elettori eletti da Dio hanno decretato un sostanziale pareggio tra Kadima e Likud, ossia tra i responsabili dell'immane orrore del recente genocidio di Gaza (dove - tra le tante atrocità - uomini, donne e bambini sono stati utilizzati come cavie alla sperimentazione di armi sconosciute 1) e tra gli insofferenti che hanno storto il naso quando la carneficina è state sospesa (sospesa per modo di dire: il blocco dei valichi ad opera del glorioso esercito di Tsahal continua, nel silenzio assordante della connivente Unione Europea, a mietere vittime innocenti 2).
Ventotto i seggi conquistati dalla Livni, che "auspica" il trasferimento degli «arabi israeliani» - così chiamano i palestinesi in pubblico - fuori dai confini della grande Israele, nell'ipotetico futuro stato di Palestina (verosimilmente un lager dove scaricare a forza gli «scarafaggi impazziti», gli «animali parlanti» - così chiamano i palestinesi quando parlano tra di loro); solo uno in meno per Netanyahu, che «terrà conto dell'incremento demografico naturale delle colonie» (traduzione: non muoverà un dito contro i fanatici armati degli insediamenti illegali), lasciando facilmente prevedere che aumenterà l'appoggio e il finanziamento di cui godono i religiosissimi figli di Gerusalemme - che occupano abusivamente terreni palestinesi - ad opera dei vari organi dello stato ebraico, prima di tutto dell’esercito (sempre più alla mercè dei savi anziani di Sion 3), in violazione addirittura delle proprie stesse leggi.
Puniti invece i laburisti di Ehud Barak, ministro della difesa nel precedente governo, reo per l'opinione pubblica giudaica di troppa debolezza nei confronti degli "invasori arabi".
La verità è che il partito laburista andava bene quando bisognava dare l’immagine di un paese progressista, liberale, democratico. Oggi non serve più, è tempo della soluzione finale, della riconquista esclusiva di Eretz Israel. Se ne riparlerà, casomai, per gestire il processo di pace successivo: dopo la pulizia etnica servirà qualche "buon ebreo" che mostri sorrisi morbidi e modi umanitari, che accompagni con rassicuranti carezze gli ultimi palestinesi di là dei confini, che sorrida a qualche bambino arabo ricoverato negli ospedali di Tel Aviv, esibito al mondo per mostrare la magnanimità di Giuda.
Non stupisce quindi che, a differenza di quanto avvenuto per Kadima, il tributo di sangue dell'offensiva "Piombo Fuso" non sia riuscito ad arginare l'emorragia di voti e di consensi che ha relegato Ha-Avoda al rango di quarta forza politica del paese, scavalcato dal duro e puro Yisrael Beytenu (Israele Nostra Dimora), il partito di Avigdor Lieberman.
Avigdor Lieberman. Tenete bene a mente questo nome. L'ebreo moldavo, che rivendica il possesso di una terra distante migliaia di chilometri da dove è nato, dice pubblicamente quello che tutti pensano: è giunta l'ora che la profezia della Terra Promessa sia portata a compimento. Le sue posizioni apertamente favorevoli alla pulizia etnica servono a tracciare la strada da intraprendere. Ex buttafuori di discoteca, rozzo ed ignorante, i cui sostenitori gridano impunemente «morte agli arabi», è l'aprifila della fase terminale del progetto sionista cui tutti si accoderanno.
Come scrive Domenico Savino:
«C’è bisogno di qualcuno rozzo e impresentabile, che dica cose impresentabili, per potere domani fare cose impresentabili. C’è sempre, specie in Israele, un estremista che serve ad aprire la strada, dietro al quale gli altri si accodano: anche Sharon, quando fece la passeggiata sulla spianata delle Moschee, sembrava un pazzo provocatore. Poi gli ebrei lo elessero primo ministro. E il resto del mondo, ipocrita e codino, lo salutò come l’uomo della pace. E non è un caso. Quello che nelle altre nazioni è un accidente ed un incidente della storia, in Israele è una strategia. Il giudaismo ha duemila anni, e sa aspettare».
Verrebbe da chiedersi come mai i vigilanti funzionari europei, sempre così pronti a tuonare contro ogni "nazismo" o presunto tale (arrivando persino a stabilire sanzioni contro l'Austria nel momento in cui Jeorg Haider, sulla cui morte aleggia più di un sospetto 4, entrò a far parte del governo austriaco) non abbiano speso neppure una parola a proposito di questo pazzo disumano (e bisogna dire che lui ce l'ha messa tutta per farsi notare, come quando ha auspicato un attacco atomico sulla Striscia, in maniera da porre fine al problema una volta per tutte: «a quel punto» - ha detto - «non sarebbe più necessaria neanche l'occupazione militare»). Ma si tratterebbe di una domanda retorica.
Dunque, tra il ventaglio delle opinioni dei protagonisti della farsa democratica isrealiana (che spazia tra estremisti aspiranti al genocidio ed all'incenerimento atomico degli arabi e tra moderati che si conterebbero pure dell'apartheid, ma che non hanno esitato a massacrare vergognosamente uomini, donne e bambini dopo averli ridotti alla fame e tenuti rinchiusi nella Striscia di Gaza, trasformata in un immenso campo di concentramento a cielo aperto) il vero vincitore è il PUS, il partito unico sionista, come lo stesso Savino lucidamente rileva.
PUS che di certo non nasconde le sue intenzioni prossime venture nei confronti dell'Iran e, se Israele non sarà costretta alla ragione (ma da chi? e in che modo?), l'olocausto nucleare sarà inevitabile.
Nulla di buono ci riserva il futuro.
Antonio Schiavone
www.ideesupposte.net
1) Le atrocità ed i crimini di guerra commessi dall'Israelian Defense Force sono riassunti nel rapporto «The wounds of Gaza», pubblicato il 2 febbraio 2009 sulla rivista scientifica «The Lancet», redatto dal dottor Swee Ang e dal dottor Ghassan Abu Sittah, che sono riusciti a penetrare a Gaza durante l’invasione israeliana. Sul sito di Megachip, ad opera di Massimo Spiga, si può leggerne la traduzione in italiano. Testimonianze che trovano conferma nelle parole del dottore norvegese Mad Gilbert, che ha parlato delle armi ad alta densità che provocavano «amputazioni multiple e fratture molto gravi. I muscoli sono come strappati dalle ossa, pendono liberamente, e ci sono ustioni gravi. La maggior parte di quelli che sopravvivono all’esplosione iniziale soccombono rapidamente per setticemia». Anche il medico tedesco Jam Brommundt, che ha operato a Kham Younis, una cittadina a sud di Gaza, ha notato qualcosa di strano quando curava le vittime del fuoco israeliano: inizialmente il medico non se ne accorge, «ma durante l’intervento si trovano decine di particelle minutissime in tutti gli organi. Sembra essere un esplosivo che disperde particelle che penetrano tutti gli organi; formano ferite in miniatura, che non si è in grado di attaccare chirurgicamente». Il dottor Erik Fosse, cardiologo norvegese che ha operato a Gaza, conferma. Di certi feriti che ha trattato dice: «Era come se avessero camminato su una mina, ma non c’erano schegge nel corpo. Alcuni avevano perso le gambe; come se fossero state tagliate di netto. Sono stato in zone di guerra per trent’anni, ma non ho mai visto simili ferite prima». Come ha detto il dottor Gilbert al giornale Oslo Gardermoen, «esiste il forte sospetto che Gaza sia usata come laboratorio per sperimentare nuove armi».
2)Michael Jansen, inviato dell'Irish Times, racconta nel suo articolo «Waiting and waiting for entry to the devastation that is Gaza», del 21 gennaio 2009, come gli israeliani non lascino passare nè medici nè volontari di soccorso nè giornalisti. Al valico di Eretz i giornalisti ammessi sono «solo otto al giorno, di cui sei israeliani». Allora Jansen, insieme a quattro colleghi svedesi, respinto ad Eretz, ha affrontato 14 ore di viaggio nel Negev per raggiungere Rafah in Egitto, sperando di passare: è rimasto lì fra una torma di troupes TV e di corrispondenti che trascinano la loro valigia a rotelle e telefonano alle loro redazioni, chiedendo di mandare fax e fax a qualche autorità competente. Invano.
«Gaza è chiusa fuori dal mondo», scrive Jansen: «Sono tenute fuori anche organizzazioni umanitarie internazionali e ONG di soccorso. Tutti noi sospettiamo che le autorità stiano socchiudendo i valichi per impedire che il mondo sia inondato di storie di orrore, come avverrebbe se tutti i giornalisti qui in attesa entrassero insieme».
Vittorio Arrigoni, l'attivista per i diritti umani, scrive sul suo blog: «A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c'è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Senza più acqua, senza più gas, senza più corrente elettrica, senza più pane e latte per nutrire i propri figli. Migliaia di persone hanno perduto la casa. Dai valichi entrano aiuti umanitari col contagocce, e si ha come la sensazione che la benevolenza dei complici di chi ha ucciso sia solo momentanea».
Chris Davies, parlamentare europeo, dopo aver visitato Gaza pochi giorni fa, ha riferito delle limitazioni ferocemente imposte ai valichi: Israele non solo vieta il passaggio di tutto ciò che, a suo insindacabile giudizio, può avere uso militare - dal cemento per la ricostruzione che può servire a fare bunker, ai tondini di ferro, ai metalli - ma anche quaderni scolastici, culle per neonati, disinfettanti per l’acqua (essenziali dopo la distruzione della rete idrica e fognaria della Striscia). Denunciando, tra l'altro, le infinite connivenze della Unione Europea anche in questo frangente. Un esempio su tutti: la UE finanzia - a nostra insaputa - l'azienda petrolifera israeliana Dor Alon con milioni di euro perchè (non) fornisca il combustibile a Gaza. Significativa la risposta dell’ufficio stampa a chi chiedeva chiarimenti sulle interruzioni delle forniture: «La Dor Alon è una società privata che deve fare quello che gli chiede il ministero della Difesa. Quanto forniamo un giorno e quanto un altro, non sono affari vostri. Noi obbediamo agli ordini». Obbediscono solo agli ordini. Quando abbiamo già sentito queste giustificazioni?
3) Apprendo da Maurizio Blondet come negli ultimi anni sempre più studenti rabbinici rinuncino alla loro esenzione dal servizio militare obbligatorio e si arruolino, incoraggiati dai propri maestri, nel glorioso esercito israelita, venendo a contatto diretto con l'inerme popolazione di Gaza (dichiarata filistea, in quanto la Bibbia ne ordina ed approva lo sterminio, in un opuscolo diffuso tra i soldati israeliani sui doveri religiosi del pio ebreo combattente). Tale tendenza è stata incoraggiata dai comandi supremi, attraverso la creazione ed il finanziamento di «hesder yeshiva», scuole rabbiniche dove si combina lo studio della Torah con l’esercizio bellico. Molte di siffatte scuole sorgono ovviamente in Cisgiordania, tra i coloni illegali, dove gli studenti-soldati sono istruiti dai rabbini più estremisti, quelli che vivono negli insediamenti. Lo stesso Ehud Barak, quando era ministro della Difesa, ha rivolto i suoi favori verso questo programma di indottrinamento "religioso" armato: nella sola estate scorsa ha autorizzato quattro di queste yeshivoth ed altre dieci sono in via di approvazione. L’influenza crescente di questa truppa "religiosa" e dei loro ufficiali sta cambiando la natura e i metodi dell’armata. Intere unità operative sono oggi formate da studenti della Torah e guidate da ufficiali che, più che alla catena di comando regolare, rispodono ai loro rabbini ultrà, quelli che proclamano che Gaza e Cisgiordania sono anch’esse parte del’Eretz Israel, dato da YHVH agli eletti. «Siamo arrivati al punto», spiega Ygal Levy, docente di sociologia politica che ha scritto vari libri sulla mentalità e la composizione dell’armata d’Iraele, «che questa massa critica di soldati religiosi può negoziare coi comandi sul come e per quale scopo la forza militare è impiegata sul terreno». Risulta ovvio come mai questa specifica truppa potrà essere usata nel caso si dovessero sloggiare i coloni dagli insediamenti illegali e restituire le terre ai palestinesi. In sostanza essa cambia l’ideologia delle forze armate: dalla "difesa di Israele" passano a prendere la forma di un corpo messianico, che si sente investito di combattere la "guerra santa" - la jihad giudaica - contro la razza araba in quanto tale. Le crudeltà gratuite e gli eccessi di ferocia che hanno contraddistinto in maniera particolare l’ultima incursione ne sono una ovvia conseguenza, non affatto sgradita agli alti gradi militari, i quali la vedono come un "mezzo" per fiaccare il morale del nemico (cosa già di per sè vergognosa), ma che sta in realtà diventando il "fine" e il motivo della guerra ebraica permanente.
4)Sono tante, troppe le stranezze relative al presunto incidente. Segnaliamo alcuni link dove reperire maggiori informazioni: Rose Rosse per Jorg Haider, Testimoni: Haider Non Aveva Bevuto Alcool, Jorg Haider e l'idrante del male, Assassinato Haider.
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