Un altro razzo viene lanciato in direzione del Negev occidentale
An-Nasira (Nazareth) - Infopal. Come ieri, anche questa mattina, fonti israeliane riportano il lancio di un razzo ad ovest del Negev, nei Territori...
Dove i porci comandano e i cani si occupano dell'ordine pubblico,
due sono le regole principali:
- Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)
- Nessun animale deve uccidere un altro animale. (senza motivo)
Guerra - Terrorismo - Politica - Potere - Ordine Mondiale
Gaza
Basta poco a rendersi complici dell'orrore. Tacere, ad esempio, è un ottimo inizio.
Dedicato, singolarmente , a tutte le vittime dell'orrore, proprio e altrui.
Israele non vuole, né ha mai voluto, la «pace», almeno per come la intenderebbe un normale appartenente alla razza umana.
L’unica «pace» che davvero cercano i sionisti, infatti, è quella che regnerebbe nella Grande Israele (l’antico sogno, mai tramontato, che i “padri fondatori” si dice abbiano appreso da un famoso libro sacro), una volta trasferito – o sepolto - l’ultimo palestinese che abbia mai camminato su una terra troppo più santa di lui ["Tagliare il cancro da un corpo malato"].
Il loro unico scopo è la sparizione delle bestie arabe.
Un fine che giustifica qualsiasi mezzo: dalla creazione in laboratorio di un movimento fondamentalista contrario a qualunque accordo, che giustificasse l'uso della forza ["Il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani" ] fino allo sterminio abominevole di una intera popolazione, non risparmiando l'utilizzo di armi chimiche (che sembra divenuto ormai una prassi) e commettendo ogni sorta di atrocità, arrivando persino ad intimare ad alcuni operatori della Croce Rossa Internazionale di non soccorrere dei bambini ["Piombo Fuso"]; senza dimenticare il sadismo insito nel rinchiudere il proprio nemico in quello che poi si è provveduto a trasformare nel più grande campo di concentramento, addirittura a cielo aperto, della storia umana ["Gaza campo di concentramento a cielo aperto"].
Il tutto condito dalle solite manie di persecuzione da cui gli adepti della “ religione della shoah ” (piccola nota dedicata ai saggi e complici legislatori: non sto negando la verità storica dell'olocausto, sto solo affermando che esso è divenuto oggetto di fede) sembrano patologicamente affetti.
Vittimismo accolto festosamente alla tavola del pensiero unico dominante pubblicizzato dai volgari mass media e dai loro ancor meno dignitosi padroni.
“Questa è la verità, il resto sono chiacchiere e fumo di propaganda.” ( Maurizio Blondet )
Tagliare il cancro da un corpo malato
Theodor Herzl, il misericordioso padre del movimento politico sionista, delineò già nel 1895 il programma completo di rimozione delle popolazioni non-ebraiche dal futuro (e allora ancora ipotetico: si era in dubbio tra Palestina e Argentina – anche se, va detto, i bookmakers inglesi erano piuttosto tiepidi riguardo questa seconda soluzione) stato israeliano. La sua strategia si basava nel costringere all'esodo “volontario”, attraverso la negazione dei mezzi di sussistenza, i non appartenenti al popolo prediletto dal proprio Dio.
Chaim Simons, rabbino israeliano favorevole alla pulizia etnica, ha voluto raccogliere tutte le dichiarazioni dei grandi sionisti a favore della “rimozione” nel suo saggio, disponibile in inglese, «A historical survey of proposal to transfer Arabs from Palestine, 1895-1945». Come egli stesso scrive: “For the answers, read this book... you will get some surprises!!”. Esso costituisce una approfondita testimonianza di come lo stato di Israele sia fondato sul razzismo e sulla pulizia etnica, ancor prima della sua nascita.
“Tagliare il cancro da un corpo malato non è crudele, è necessario. Pochissimi hanno il coraggio di sostenere pubblicamente la rimozione degli arabi dalla Palestina. E tuttavia, lo studio di questa corrispondenza confidenziale, diari privati e minute di riunioni chiuse, rivela i veri sentimenti dei leader sionisti sulla questione.” ( Chaim Simons )
Mi preme tranquillizzare i lettori: la situazione nel panorama politico israeliano è ovviamente mutata, Israele è diventata una grande democrazia ed i suoi leader politici sono molto lontani dalle posizioni assunte nel passato dai seguaci della causa ebrea.
Quelli parlavano di “esodo”, “trasferimento”, “rimozione” dell'ostacolo; questi stanno scientemente seppellendolo. Un palestinese vivo è un terrorista: l'unico palestinese buono è un palestinese morto.
Va detto, però, che l'attuale governo santo (costituito dalla “sinistra” e dal “centro”) è costretto contro voglia a tale massacro per non apparire troppo debole e accrescere il consenso della “destra”. Non sia mai che per qualche bestia macellata in meno si debbano perdere le elezioni.
Magari avvantaggiando Avigdor Lieberman, un emigrato russo che aveva proposto qualche tempo fa l'annegamento nel Mar Morto dei palestinesi detenuti nelle carceri di Sion e che guida attualmente “Yisrael Beiteinu” (più o meno “Israele Nostra Dimora” in italiano), il partito che costituisce attualmente la quinta forza politica del paese (in netta crescita dopo le recenti -13 gennaio 2009- dichiarazioni dello stesso Lieberman, che ha sostenuto la bontà di una soluzione “giapponese” nei confronti di Hamas: una bomba atomica su Gaza, e dopo “non sarebbe più necessaria neanche l'occupazione militare”).
Oppure concedendo voti al rabbino Ovadia Yosef, il capo del partito religioso “Shas”. Lo stesso che nel 2005 augurò apertamente la morte ad Ariel Sharon (il cui torto era di essere troppo moderato) e che ritiene insensata, come sarebbe insensato - spiegò - fare la pace fra uomini e animali, ogni trattativa con il nemico.
Come sostiene Blondet, allora, “risulta perfettamente comprensibile che, dovendo competere elettoralmente con questa «destra» a cui vanno i massicci favori del popolo-vittima, il «centro-sinistra moderato» (che sarebbe la Livni più Barak) sia obbligato a intensificare il massacro nella sovraffollata area nemica, mostrando la spietatezza che piace agli elettori”.
Un'ultima osservazione a proposito della democrazia vigente in questi luoghi, la dedichiamo al partito Balad, per cui votano i palestinesi che hanno la cittadinanza israeliana. Formazione politica che sostiene nel suo programma di voler “trasformare lo Stato di Israele in una democrazia per tutti i suoi cittadini, senza riguardo alla religione o all'etnia” . Ovviamente la “sola democrazia del Medio Oriente” ha il dovere di difendersi da un tale partito che “cerca di distruggere l’identità di Israele in quanto Stato ebraico” e la commissione centrale elettorale ha deciso di escluderlo dalle prossime elezioni.
Estremisti che sostengono posizioni che vanno dal genocidio all'incenerimento atomico degli arabi, moderati che si contenterebbero dell'apartheid ma che sono costretti, per non perdere voti, ad una guerra disumana.
Il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani
Chiunque dovrebbe sapere che Hamas è stata “creata” da Israele, che se ne è servita come scusa per rifiutare ogni seria proposta di accordo con i palestinesi. Erano molti gli ebrei che torcevano il collo di fronte ai negoziati con Arafat, giudicando inconcepibile la nascita di uno Stato nazionale palestinese.
Ecco allora l'idea giusta: la creazione in laboratorio di un movimento fondamentalista contrario a qualunque accordo, che giustificasse l'uso della forza e che scalzasse l'OLP riducendone la massiccia popolarità.
Lascio la parola a Maurizio Blondet, che ha ricostruito meglio di come sicuramente farei io, la genesi di Hamas.
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