Orrore a Gaza
Gaza
Basta poco a rendersi complici dell'orrore. Tacere, ad esempio, è un ottimo inizio.
Dedicato, singolarmente , a tutte le vittime dell'orrore, proprio e altrui.
Israele non vuole, né ha mai voluto, la «pace», almeno per come la intenderebbe un normale appartenente alla razza umana.
L’unica «pace» che davvero cercano i sionisti, infatti, è quella che regnerebbe nella Grande Israele (l’antico sogno, mai tramontato, che i “padri fondatori” si dice abbiano appreso da un famoso libro sacro), una volta trasferito – o sepolto - l’ultimo palestinese che abbia mai camminato su una terra troppo più santa di lui ["Tagliare il cancro da un corpo malato"].
Il loro unico scopo è la sparizione delle bestie arabe.
Un fine che giustifica qualsiasi mezzo: dalla creazione in laboratorio di un movimento fondamentalista contrario a qualunque accordo, che giustificasse l'uso della forza ["Il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani" ] fino allo sterminio abominevole di una intera popolazione, non risparmiando l'utilizzo di armi chimiche (che sembra divenuto ormai una prassi) e commettendo ogni sorta di atrocità, arrivando persino ad intimare ad alcuni operatori della Croce Rossa Internazionale di non soccorrere dei bambini ["Piombo Fuso"]; senza dimenticare il sadismo insito nel rinchiudere il proprio nemico in quello che poi si è provveduto a trasformare nel più grande campo di concentramento, addirittura a cielo aperto, della storia umana ["Gaza campo di concentramento a cielo aperto"].
Il tutto condito dalle solite manie di persecuzione da cui gli adepti della “ religione della shoah ” (piccola nota dedicata ai saggi e complici legislatori: non sto negando la verità storica dell'olocausto, sto solo affermando che esso è divenuto oggetto di fede) sembrano patologicamente affetti.
Vittimismo accolto festosamente alla tavola del pensiero unico dominante pubblicizzato dai volgari mass media e dai loro ancor meno dignitosi padroni.
“Questa è la verità, il resto sono chiacchiere e fumo di propaganda.” ( Maurizio Blondet )
Tagliare il cancro da un corpo malato
Theodor Herzl, il misericordioso padre del movimento politico sionista, delineò già nel 1895 il programma completo di rimozione delle popolazioni non-ebraiche dal futuro (e allora ancora ipotetico: si era in dubbio tra Palestina e Argentina – anche se, va detto, i bookmakers inglesi erano piuttosto tiepidi riguardo questa seconda soluzione) stato israeliano. La sua strategia si basava nel costringere all'esodo “volontario”, attraverso la negazione dei mezzi di sussistenza, i non appartenenti al popolo prediletto dal proprio Dio.
Chaim Simons, rabbino israeliano favorevole alla pulizia etnica, ha voluto raccogliere tutte le dichiarazioni dei grandi sionisti a favore della “rimozione” nel suo saggio, disponibile in inglese, «A historical survey of proposal to transfer Arabs from Palestine, 1895-1945». Come egli stesso scrive: “For the answers, read this book... you will get some surprises!!”. Esso costituisce una approfondita testimonianza di come lo stato di Israele sia fondato sul razzismo e sulla pulizia etnica, ancor prima della sua nascita.
“Tagliare il cancro da un corpo malato non è crudele, è necessario. Pochissimi hanno il coraggio di sostenere pubblicamente la rimozione degli arabi dalla Palestina. E tuttavia, lo studio di questa corrispondenza confidenziale, diari privati e minute di riunioni chiuse, rivela i veri sentimenti dei leader sionisti sulla questione.” ( Chaim Simons )
Mi preme tranquillizzare i lettori: la situazione nel panorama politico israeliano è ovviamente mutata, Israele è diventata una grande democrazia ed i suoi leader politici sono molto lontani dalle posizioni assunte nel passato dai seguaci della causa ebrea.
Quelli parlavano di “esodo”, “trasferimento”, “rimozione” dell'ostacolo; questi stanno scientemente seppellendolo. Un palestinese vivo è un terrorista: l'unico palestinese buono è un palestinese morto.
Va detto, però, che l'attuale governo santo (costituito dalla “sinistra” e dal “centro”) è costretto contro voglia a tale massacro per non apparire troppo debole e accrescere il consenso della “destra”. Non sia mai che per qualche bestia macellata in meno si debbano perdere le elezioni.
Magari avvantaggiando Avigdor Lieberman, un emigrato russo che aveva proposto qualche tempo fa l'annegamento nel Mar Morto dei palestinesi detenuti nelle carceri di Sion e che guida attualmente “Yisrael Beiteinu” (più o meno “Israele Nostra Dimora” in italiano), il partito che costituisce attualmente la quinta forza politica del paese (in netta crescita dopo le recenti -13 gennaio 2009- dichiarazioni dello stesso Lieberman, che ha sostenuto la bontà di una soluzione “giapponese” nei confronti di Hamas: una bomba atomica su Gaza, e dopo “non sarebbe più necessaria neanche l'occupazione militare”).
Oppure concedendo voti al rabbino Ovadia Yosef, il capo del partito religioso “Shas”. Lo stesso che nel 2005 augurò apertamente la morte ad Ariel Sharon (il cui torto era di essere troppo moderato) e che ritiene insensata, come sarebbe insensato - spiegò - fare la pace fra uomini e animali, ogni trattativa con il nemico.
Come sostiene Blondet, allora, “risulta perfettamente comprensibile che, dovendo competere elettoralmente con questa «destra» a cui vanno i massicci favori del popolo-vittima, il «centro-sinistra moderato» (che sarebbe la Livni più Barak) sia obbligato a intensificare il massacro nella sovraffollata area nemica, mostrando la spietatezza che piace agli elettori”.
Un'ultima osservazione a proposito della democrazia vigente in questi luoghi, la dedichiamo al partito Balad, per cui votano i palestinesi che hanno la cittadinanza israeliana. Formazione politica che sostiene nel suo programma di voler “trasformare lo Stato di Israele in una democrazia per tutti i suoi cittadini, senza riguardo alla religione o all'etnia” . Ovviamente la “sola democrazia del Medio Oriente” ha il dovere di difendersi da un tale partito che “cerca di distruggere l’identità di Israele in quanto Stato ebraico” e la commissione centrale elettorale ha deciso di escluderlo dalle prossime elezioni.
Estremisti che sostengono posizioni che vanno dal genocidio all'incenerimento atomico degli arabi, moderati che si contenterebbero dell'apartheid ma che sono costretti, per non perdere voti, ad una guerra disumana.
Il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani
Chiunque dovrebbe sapere che Hamas è stata “creata” da Israele, che se ne è servita come scusa per rifiutare ogni seria proposta di accordo con i palestinesi. Erano molti gli ebrei che torcevano il collo di fronte ai negoziati con Arafat, giudicando inconcepibile la nascita di uno Stato nazionale palestinese.
Ecco allora l'idea giusta: la creazione in laboratorio di un movimento fondamentalista contrario a qualunque accordo, che giustificasse l'uso della forza e che scalzasse l'OLP riducendone la massiccia popolarità.
Lascio la parola a Maurizio Blondet, che ha ricostruito meglio di come sicuramente farei io, la genesi di Hamas.
Hamas preoccupa chi l'ha creata “ [… …]
Nel 1977 è stato Menachem Begin, appena eletto Primo ministro per il partito Likud, di cui fu un fondatore, a spezzare la fiala che conteneva il cattivo genio: dando l'assenso alla regolare registrazione in Israele della «Al-Mujamma al Islam» (Associazione Islamica), movimento collegato ai Fratelli Musulmani e fondato dalla sceicco Ahmad Yassin, il più duro estremista religioso della striscia di Gaza.
Yassin, quadriplegico, era un avversario interno di Arafat, e tanto bastava. Begin, e dopo di lui l'altro premier del Likud Ytzak Shamir, finanziarono l'Associazione Islamica riccamente, attraverso i cosiddetti «consigli di villaggio»: un'invenzione di Sharon (allora ministro della Difesa) per selezionare collaborazionisti da mettere al potere municipale negli abitati palestinesi.
Grazie a questi fondi, Yassin e la sua organizzazione lanciarono il loro giornale, aprirono scuole, ospedali, moschee, la rete di assistenza sociale da cui Hamas ricava il proprio consenso tra il disperato popolo della Palestina.
Hamas infatti è l'ala militare dell'Associazione Islamica caritativa e sociale, e di fatto ha destinato almeno il 95% dei fondi ricevuti da Israele alle opere umanitarie; per autentica solidarietà, ma anche per scalzare l'autorità di Arafat.
In quel periodo, sotto la copertura dei «consigli di villaggio», l'autorità militare israeliana d'occupazione stipendiò fino a 19 mila palestinesi: insegnanti, impiegati e amministratori locali, ma anche informatori e spie anti-Arafat. L'esercito israeliano diede addestramento militare ad almeno 200 di questi collaborazionisti, futuri quadri di Hamas.
Altri elementi furono selezionati attraverso le «cure» offerte alla disperata popolazione di Gaza dal solo presidio psichiatrico presente nella zona, il Gaza Community Mental Health Program, una clinica pagata dagli USA e gestita da psichiatri militari israeliani.
A Gaza, secondo una statistica della stessa clinica, il 55% dei bambini ha visto picchiare il proprio padre dagli occupanti ebrei senza reagire, il 19% sono stati detenuti dai soldati israeliani, l'85% ha assistito all'irruzione della soldataglia giudaica nelle proprie case: questo trattamento assicura una fioritura di disturbi psichici tra i giovanissimi, che sono «utilmente sfruttati» (così il professor Jerrold Post, psichiatra e direttore del Bulletin of Political Psychology) dai «talent scout di terroristi».
Quanti di quei disturbati psichici siano stati trasformati in terroristi di Hamas dai caritatevoli psichiatri militare d'Israele, è impossibile dire.
Abdel Haziz Rantisi, rappresentante di Hamas nella striscia di Gaza, è reduce da simili esperienze psichiatriche, ed è stato internato nel manicomio israeliano. Personalità malate, suggestionate, manipolabili, spinte all'irrazionalità dalle proprie ferite psichiche: l'ideale materiale umano per creare terroristi con cui «non si può trattare». Gente ignara di fare, col suo massimalismo, il gioco del nemico.
La prova: nel marzo 2004, Israele ha trucidato lo sceicco Yassin sulla sua sedia a rotelle. Il capo spirituale di Hamas aveva appena offerto allo Stato ebraico una tregua decennale. Diventato ragionevole, era ormai inutile.
Persino osservatori israeliani hanno notato come Hamas sia sempre intervenuta con i suoi sanguinosi attentati, con sospetta puntualità, ogni volta che le trattative di pace tra l'OLP e Israele sembravano vicine a un esito felice: ogni volta offrendo la scusa di sempre, «non si può trattare coi terroristi», e mandare all'aria le trattative.
L'ha detto persino Avraham Poraz, membro della Knesset e del partito Shinui: «il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani per non dover trattare con l'OLP».
Un anonimo funzionario degli Esteri americano ha detto alla UPI: «l'idea di ambienti dell'estrema destra israeliana è sempre stata quella: che se Hamas prende il controllo in Palestina, rifiutando ogni compromesso, affonderà ogni trattativa di pace».
Larry Johnson, anche lui un ex del Dipartimento di Stato, finge di stupirsi: «nel combattere il terrorismo gli israeliani sono i peggiori nemici di se stessi. Più che ridurlo, lo incitano». Ma è un calcolo, naturalmente.
Che cosa sarebbe un Israele senza terroristi attorno, sicuro e pacifico nei suoi confini? Riceverebbe ancora gli immensi fondi dalla Diaspora, l'enorme armamento americano, nella misura in cui li riceve finché «è in pericolo»?
E' stato notato che Hamas e il Likud si somigliano come gemelli. Begin, fondatore del Likud, è stato terrorista dell'Irgun, Ytzak Shamir nella «Banda Stern»; frange terroristiche «religiose» che uccisero il conte Bernadotte, inviato dell'ONU, nel 1948, e massacrarono soldati inglesi, e migliaia di civili palestinesi sorpresi nei villaggi e nel sonno.
Hamas e Likud sono entrambi nemici dell'OLP. Entrambi sono ostili a una soluzione di pace negoziata; l'uno vuole la mitica Grande Israele, l'altro un utopico Islam universale. Dal processo di pace, entrambi hanno visto di aver solo da perdere.
Durante il «processo di pace» di Oslo, il favore dei palestinesi per Hamas, che nella striscia di Gaza era sul 60%, scese tra il 12% e il 25%; mentre saliva il favore per l'OLP, per Arafat e per uno Stato nazionale non confessionale.
Quanto al Likud, ogni intensificarsi degli attentati di Hamas gli ha regalato il potere, attraverso il voto della popolazione spaventata, che giudica i laburisti «deboli» e invoca «uomini forti». È in questo modo che il Likud ha spesso battuto i laburisti, il partito della trattativa; con gli attentati di Hamas.
[… …]”
Gaza campo di concentramento a cielo aperto
L'assedio imposto dalle Forze di Occupazione israeliane, che isola la Striscia di Gaza sin dal giugno 2007, ha avuto un impatto disastroso sulla situazione umanitaria ed economica della Striscia. Già prima del vero e proprio intervento militare (nome in codice “Piombo Fuso”) le condizioni del popolo palestinese erano disumane e configuravano un palese crimine contro l'umanità.
La centrale elettrica era ferma completamente. Un esempio della caratura morale di Israele: il generoso regno di Sion aveva concesso un invio di carburante (abbastanza per un giorno, la generosità ha un limite) ma, sadicamente, non le parti di ricambio necessarie. Risultato: niente elettricità comunque.
Senza elettricità, niente pompe per l'acqua.
Niente parti di ricambio né rifornimenti nemmeno per gli ospedali, che pure avevano i loro generatori non funzionanti, oltre a dover far fronte alla carenza cronica di medicine e di attrezzature mediche.
La mancanza d’elettricità ha costretto gli assediati a scaricare in mare gli scoli di fogna non depurati, che hanno ovviamente infettato le poche fonti di acqua potabile. E, per il blocco, era terminato pure il cloro per depurare l’acqua.
Donna Wallach, una californiana (ebraica) che era arrivata a Gaza con un battello di volontari «Free Gaza», aveva segnalato che ai pescatori veniva vietata la pesca: «Israele impone un limite arbitrario di 6 miglia, invece delle 20 miglia riconosciute negli accordi di Oslo. Sono testimone oculare: ogni giorno la Marina israeliana spara contro i pescatori, con gli M16, artiglieria, granate e potenti cannoni d’acqua, così potenti che danneggiano le barche e feriscono le persone. Da qualche tempo, con questi cannoni, lanciano un’acqua sporca, che puzza, e crediamo sia tossica. La Marina aspetta che i pescatori carichino a bordo la rete coi pesci, poi sparano quell’acqua sporca, contaminando il pesce e il ponte».
La gente non poteva né uscire né entrare, costretta a vivere in un vero e proprio inferno senza intravedere la possibilità di un miglioramento, neanche minimo, delle proprie condizioni.
Una vera e propria pulizia etnica, perseguita tramite metodi vergognosi. Negare il pane (e l'acqua) a uomini, donne e bambini, condannandoli ad una morte certa e a sofferenze indicibili. Basti ricordare la drammatica vicenda di Makher al-Asli, un bambino di 8 anni paralizzato e completamente dipendente da un respiratore artificiale (oggi con molta probabilità morto), alimentato da un generatore diesel. Per mantenere in vita Makher, come racconta il padre nel video di Russia Today del 17 novembre, la sua famiglia era costretta ad estenuanti ricerche presso ogni distributore aperto per reperire i quantitativi di gasolio necessari a mantenere in funzione il macchinario che lo teneva in vita.
Non si tratta ovviamente di un unico caso: sono quasi 300 i decessi di malati provocati dall'assedio, malati cui è stata negata perfino la possibilità di uscire da Gaza per farsi curare.
Azioni abominevoli e crudeli, di chi si è sostituito al proprio Dio.
Piombo Fuso “
All’alba di oggi, 19° giorno di guerra contro la Striscia di Gaza sigillata e assediata, l'aviazione da guerra israeliana ha bombardato il cimitero di Shaikh Radwan, al centro della città di Gaza, creando un cratere. Contemporaneamente, ha colpito una casa, uccidendo un cittadino, Osama Abu Jihab, e ferendone altri dieci”. Infopal Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto ritengo necessario premettere che ogni qual volta scriverò «guerra» lo farò abusivamente: individui armati che ammazzano inermi allo stremo, può chiamarsi in mille modi, ma non «guerra».
La versione ufficiale vuole che Hamas abbia violato la tregua sparando una cinquantina di suoi temibili missili il 24 dicembre dell'ormai scorso anno. A parte il fatto che la tregua era scaduta 5 giorni prima, è interessante valutare il numero delle vittime causate (che ci aspettiamo elevatissimo, vista la potenza di fuoco scatenata da Israele per difendere i propri cittadini), su cui ci informa il sito israeliano Debka: ben 57 vittime. Di shock.
Nessun morto, nessun ferito.
In compenso uno solo di questi razzi, il venerdì precedente, ha colpito una casa nella striscia di Gaza uccidendo due bambine, una di 5 e una di 13 anni: palestinesi. Episodio quanto meno curioso.
Insomma, dobbiamo credere che Israele riesca, controllando tutti i valichi, a non far passare cibo e medicinali ma che non sia in grado di bloccare i materiali necessari alla fabbricazione degli spaventosi missili di Hamas? Gaza non riesce a procurarsi il pane, ma in compenso entra facilmente in possesso di lunghi tubi d’alluminio o d’acciaio speciale, tonnellate di esplosivo per le testate, attrezzature sofisticate per motori a razzo (mica facili da fabbricare in una officina, senza elettricità)?
Non insultiamo oltre la nostra intelligenza e le sofferenze di una popolazione innocente: Israele aveva già deciso di attaccare la Striscia, addirittura prima dell'accettazione, a malincuore, della tregua che era stato lo stesso Hamas a proporre.
Una volta dato il via alle ostilità, è stata una escalation di violenza e di orrore. Uno sputo in faccia a qualsivoglia sembianza di civiltà.
Addetti della Croce Rossa Internazionale, riusciti ad entrare nel quartiere di Zaytun a Gaza con quattro ambulanze della Mezzaluna Rossa, hanno trovato quattro bambini, troppo deboli per stare in piedi, accanto al cadavere della loro madre, in una casa che conteneva 12 corpi. Ed è stato intimato loro, dai comandi israeliani, di non soccorrere i feriti.
«Secondo me, Israele pensa sia utile provocare quante più mutilazioni possibile, onde terrorizzare la popolazione civile», dice il dottor David Halpin, chirurgo britannico specializzato in traumatologia.
Scusatemi se non trovo la forza per proseguire.
I crimini di cui questi volenterosi carnefici si sono resi autori, e con cui tuttora continuano a imbrattare l'anima del mondo, andrebbero scritti con parole urlanti, affinché nessuno possa un giorno dire “non lo sapevo”.
980 morti, di cui 311 tra donne e bambini, gli altri in larga parte civili, oltre 4500 feriti.
Il prezzo, destinato a salire, che l'umanità sta pagando al popolo eletto del Signore, ancora una volta.
Antonio Schiavonewww.ideesupposte.net
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