"Patria"

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image DEAGLIO
E' di Italia, di Italiani, di storie libri e canzoni, che si tratta. Non solo di 939 pagine “storiche” eppure agili, forti, tutte significative.

Il libro di Enrico Deaglio, giornalista di lungo corso, scritto e realizzato con la collaborazione del giovane Andrea Gentile (classe 1985), è destinato ad occupare uno spazio importante: nella nostra piccola libreria, per la sua mole e le quasi mille pagine in cui è diviso, e anche nella storia editoriale del nostro paese.

Non solo il contenuto di storie e idee, o il modo in cui sono raccontate, rigorosamente al presente indicativo: “Patria” è soprattutto efficace, un libro “che serve”.

Mentre scorrono sotto gli occhi del lettore, le vicende politiche, i testi delle canzoni scelte con cura e gusto notevoli, gli stralci di libri e di racconti, muovono alla riflessione, all'approfondimento, insomma insegnano, con molta autorevolezza ma senza alcuna pretesa di perfetta ed assoluta completezza.

In effetti, non di un libro di storia si tratta, bensì di un'opera complementare alla memoria di ciascuno di noi, che in tutto o in parte abbiamo vissuto i trent'anni tra il 1978 e il 2008. Nomi, documenti, ricordi che stimolano l'indagine, portando il lettore inevitabilmente a scorrere le voci di ricerca di google e wikipedia, per saperne di più.

E come se non bastassero (e in effetti non bastano) tutti questi “strumenti” a raccontarci cos'è accaduto dalla morte di Aldo Moro all'ultima rielezione di Berlusconi, il sito www.patria1978-2008.it completa l'opera grazie alla partecipazione diretta dei lettori del libro, che correggono gli inevitabili errori, propongono le proprie recensioni, e suggeriscono altre storie, destinate poi ad entrare nelle successive ristampe del volume.

Non è mai stata così sottile la distanza tra il lettore e il libro; anche perché in quelle storie ci sono le nostre vite.

Carlo Antonio Burattini
www.ideesupposte.net

Dati sul libro
Autore: Enrico Deaglio
Titolo: Patria 1978-2008
Editore: Il Saggiatore
Collana: La Cultura
Codice ISBN: 978-88-428-1568-6
Prezzo: € 22,00
Pagine: 939 circa
Extra: Fonti, curiosità e spunti di ricerca, a cura di Andrea Gentile.


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Commenti 

 
0 #3 whiteheart 2009-11-19 17:12
no, ci mancherebbe altro... figurati! se avevo il sospetto che tu fossi al soldo della CIA o peggio (tipo se ti chiamavi Davide) mica ci venivo a casa tua!

era giusto per inquadrare bene l'autore... soprattutto quando uno scrive, l'onestà (intellettuale ma non solo) è fondamentale... era giusto per fornire a chi dovesse leggere il suo libro di tenere nel debito conto l'esperienza "lavorativa" del Deaglio (e che esperienza, se mi posso permettere)
Citazione
 
 
0 #2 Carlo 2009-11-19 17:01
si ma io che ho letto il libro e ne ho parlato sul sito, non sono certo al soldo della CIA o di Previti-Berlusconi.
anzi...
il libro è ben fatto, anche se non di un trattato storico si tratta. E' giornalismo. Anche se non sono d'accordo con Deaglio e molte delle sue "descrizioni", lo consiglio proprio perché mi ha stimolato ad un lavoro di ricerca, di verifica.
Citazione
 
 
0 #1 whiteheart 2009-11-18 19:23
non giudico il libro, visto che non l'ho letto. vorrei spendere però qualche parolina non proprio lusinghiera sull'autore...
e lo faccio citando un articolo in rete:

Prima di diventare direttore di «Diario della settimana», direttore del quotidiano «Reporter» collaboratore per La Stampa, Il Manifesto, Epoca, Panorama, giornalista televisivo per Mixer, conduttore della terza e ultima edizione di «Milano, Italia» per RAI3, conduttore, sempre per RAI3, di «Ragazzi del ‘99» e negli anni successivi di «Così va il mondo», «Vento del Nord», «L’Elmo di Scipio», tutti programmi di inchiesta giornalistica di attualità, Enrico Deaglio, nato a Torino l’11 aprile 1947, ha lavorato come medico presso l’ospedale Mauriziano Umberto I.
Fu solo alla metà degli anni ‘70, che egli cominciò a fare il giornalista a Roma, presso il quotidiano Lotta Continua, di cui è stato direttore dal 1977 al 1982.
Quell’avventura fu il centro d’addestramento di una serie di giornalisti oggi dominanti e in carriera; carriere anch’esse molto promosse e aiutate.
Come scrive Savino: «La ‘covata di Lotta Continua’ annovera oggi alcuni tra i giornalisti e politici più noti del panorama nostrano: oltre a Deaglio, Adriano Sofri, Marco Boato, Toni Capuozzo, Paolo Cento, Erri De Luca [che ha scritto su Manifesto e su Avvenire contemporaneame nte], Fulvio Grimaldi, Paolo Hutter, Gad Lerner, Paolo Liguori, Luigi Manconi, Andrea Marcenaro, Giampiero Mughini, Carlo Panella, Carlo Rossella (per citarne alcuni) sono tutti equamente distribuiti tra destra e sinistra, tutti disposti a litigare su Berlusconi o su Prodi, ma tutti inequivocabilme nte concordi nel lodare gli immortali principi dell’ottantanov e, la democrazia americana, i valori liberal, l’Occidente.
E non sembra affatto un caso».

«La storia di Lotta Continua è contaminata dall’inizio.
Il settimanale Il Borghese del 1-10-97, a pagina 32, ha scritto chiaro e tondo che tale giornale veniva ‘(...) stampato da un rappresentante della CIA a Roma’.
Nessuno smentì e non si ebbero notizie di querele.
La notizia in realtà era stata ben documentata.
Su Il Giorno del 31 luglio 1988, il giornalista Marco Nozza pubblicava un articolo denso di particolari in cui si racconta che la tipografia che stampava Lotta Continua, la
‘Tipografia Art-Press’, si trovava nei locali della stessa redazione in via Dandolo al numero 10. ‘La storia - scriveva Il Giorno - nasconde aspetti davvero molto strani […] perché, al medesimo indirizzo, esisteva la Dapco. E la Dapco era l’editrice del Daily American, il giornale degli americani di Roma’.
Il Daily risultava di proprietà di una società il cui amministratore unico era un cittadino degli Stati Uniti, tale Robert Hugh Cunningham, un collaboratore eminente di Richard Helm, quando Richard Helm era capo della CIA.
Questo signor Cunningham aveva come socio un vecchio americano ultrasettuagena rio, tale Samuel Meek, che aveva amministrato il Daily American dal 1964 e agiva, anche lui, per la CIA.
Certo un conto è la Dapco e un conto è la Art-Press, la tipografia che stampava Lotta Continua.
Giuridicamente in effetti è così: la società Dapco, i cui soci erano dunque Robert Hugh Cunningham e Samuel Meek, si costituì a Roma, il giorno 1 dicembre 1971, con atto a rogito presso il notaio Domenico Zecca.
I soci della Art-Press risultano invece tre: Cunningham padre, madre e figlio.
Amministratore della Dapco era Cunningham senior, amministratore della Art-Press era il figlio Robert Hugh Cunningham. Junior.
Intanto nel ‘71, stesso anno di fondazione della Dapco, presso la Cancelleria delle società commerciali, esistente nel Tribunale civile e penale di Roma, due signori presentano un documento dal quale risulta che accettano di diventare ‘amministratori della Spa Rome Daily American con deliberazione dell’assemblea ordinaria del 27 settembre 1971’.
Sono Matteo Macciocco, nato a Olbia (Sassari) il 1 aprile 1929, domiciliato a Milano in via Turati 29 e Michele Sindona, avvocato, nato a Patti (Messina) l’8 maggio 1920, domiciliato a Milano in via Visconti di Modrone 30.
Sì, Michele Sindona, proprio lui!

‘Nel ‘71, dunque, Sindona - scrive Il Giorno - succede a Cunningham senior, nella gestione del Daily American’.
Ma con il fallimento di Sindona, fallisce anche il Daily American, subito sostituito dal Daily News.
I suoi proprietari sono Robert Hugh Cunningham senior e Robert Hugh Cunningham junior.
Mentre fallisce il Daily American, anche Lotta Continua cambia tipografia.
Insomma sia la Dapco che stampava il giornale americano, sia la ‘Tipografia Art-Press’ che stampava Lotta Continua, perdono i loro clienti e la sede di in via Dandolo 10 resta vuota: ‘è nata infatti una nuova società, che si è fissata la durata fino al 31 dicembre 2010’.
Nome: ‘Tipografia 15 giugno’; soci: Angelo Brambilla Pisoni, Pio Baldelli, Marco Boato, Lionello Massobrio…
Tutti quelli che si presentano davanti al notaio di Roma, che stavolta è Franco Galiani, si dichiarano cittadini italiani.
L’ultimo della fila, no; questo è un cittadino statunitense.
Come si chiama? Robert Hugh Cunningham junior, sempre lui.
Il figlio, ormai ha preso il posto del padre.
E si muove meglio del padre, perché non soltanto si dà da fare (molto bene) con quelli di Lotta Continua, ma tiene sotto controllo (sotto controllo?) anche le frange accalorate di Autonomia, di cui divulga (su giornali e riviste) le idee più eversive, più deleterie.
Verso gli anni Ottanta, prende a languire lo slancio di Lotta Continua e il giornale si spegne proprio mentre, negli Stati Uniti, appare la stella nuova, quella di Reagan.
A questo punto, da parte di Cunningham junior non c’è nemmeno più la preoccupazione di nascondere quello che, effettivamente, rappresenta.
E Reagan, appena eletto presidente degli Stati Uniti, lo nomina responsabile del partito repubblicano in Europa. Per che cosa? Per l’informazione; Robert Hugh Cunningham diventa l’uomo più reazionario dell’équipe di Washington.

Robert Hugh Cunningham junior nel giugno del 1988 - è scritto in un altro articolo di Marco Nozza - mentre ha un ufficio a Washington ed uno a Roma in via Barberini dove pubblica il Daily News, rilascia all’Espresso un’intervista in cui precisa la nuova dottrina Reagan: ‘Con Carter forse potevamo anche pensare che convenisse non avere molto a che fare con gli Stati Uniti; ora basta! L’amministrazio ne Reagan avrà un atteggiamento duro con gli avversari e pienamente disponibile con gli amici’. Un altro episodio è significativo: dopo il fallimento del Daily News, Robert Hugh Cunningham Junior tornò in possesso del Daily American: qui entrò in rotta di collisione con la redazione, arrivando a sospendere gli stipendi e a chiudere fisicamente a chiave l’ufficio della redazione. Spiegava Christofer Winner, il caporedattore: ‘La verità è che noi siamo sempre stati equidistanti. Cunningham ci vorrebbe più reaganiani’.
Niente male per un ex-militante di Lotta Continua!

Che c’entra tutto questo con Deaglio?
Questo decidetelo voi: io mi limito a ricordare che - secondo la biografia che compare sul sito della RAI - Deaglio è stato proprio in quegli anni (per ben 5 anni dal 1977 al 1982!) il direttore di Lotta Continua.
Oggi Deaglio è il direttore di ‘Diario della settimana’: giornale di sinistra, secondo quanto ne dice Monica Ricci Segantini su Il Corriere della Sera.
Ma di chi è la proprietà di ‘Diario della settimana’?
Della Editoriale Diario SPA di Milano, che è posseduta da Persia SRL con un capitale di € 1.999.999 e da Gulli Marco per € 1.
E di chi è la proprietà di Persia SRL?
In quote eguali di € 516.456 cadauna di Mondadori Formenton Cristina, Formenton Luca e Formenton Macula Mattia.
Chi sono questi signori?

Citiamo, per stare sul sicuro, dal sito di Magistratura Democratica: ‘Il 21 dicembre 1988 Cristina Formenton Mondadori (figlia di Arnoldo Mondadori e vedova di Mario Formenton) e i suoi figli Luca, Pietro, Silvia e Mattia, si impegnano a vendere alla CIR di Carlo De Benedetti, entro il 30 gennaio 1991, 13.700.000 azioni dell’Amef (finanziaria della Mondadori) contro 6.350.000 azioni ordinarie Mondatori. Poco dopo, però, i Formenton si alleano con Berlusconi e lo mettono a presiedere la casa editrice. I Formenton a questo punto non vogliono dar corso all’accordo del 1988, sicché tre arbitri (Pietro Rescigno, Natalino Irti e Carlo Maria Pratis, rispettivamente designati da CIR, dai Formenton Mondadori e dal primo presidente della Suprema Corte di Cassazione) vengono incaricati di dirimere la controversia. Si giunge così al lodo arbitrale che dà ragione alla CIR. De Benedetti ottiene il controllo della maggioranza assoluta (50,3 % del capitale ordinario) di Mondadori. I Formenton, però, non si arrendono e decidono di impugnare il lodo davanti alla Corte d’Appello di Roma, facendosi assistere da tre insigni avvocati: Agostino Gambino, Romano Vaccarella e Carlo Mezzanotte (per inciso: Gambino sarà designato quale saggio per il blind trust nel primo governo Berlusconi e poi diverrà ministro delle Telecomunicazio ni nel governo Dini; Vaccarella e Mezzanotte sono ora giudici costituzionali) .
La Corte d’Appello decide con un collegio formato dal presidente Valente, dal relatore Vittorio Metta e dal terzo giudice, Giovanni Paolini.
Se la sentenza non arrivasse entro il 30 gennaio 1991, il patto di vendita delle azioni dai Formenton a De Benedetti dovrebbe essere eseguito. I giudici tuttavia sono assai tempestivi: la camera di consiglio si conclude il 14 gennaio 1991 e Vittorio Metta già il giorno seguente, il 15, sottopone al presidente la sentenza di centosessantott o pagine, che il 24 gennaio 1991 viene infine pubblicata. La Corte d’Appello, con essa, dichiara che parte degli accordi tra CIR e i Formenton è in contrasto con la disciplina delle società per azioni. Il lodo arbitrale viene pertanto annullato e la Mondadori torna sotto il controllo di Berlusconi’.

Ecco qui i volti che si celano dietro la ‘sinistra’ barba di Enrico Deaglio, dietro la copertina semipatinata di ‘Diario della settimana’…
Eccoli qua i campioni dell’editoria alternativa, quelli che promettono di vendere a De Benedetti e poi vendono a Berlusconi, gli esponenti brillanti del bel mondo dell’editoria, quelli che ci regalano le verità ‘vere’ sull’11 settembre, quelli che bollano come boiate pazzesche le teorie complottiste […]
Eccola qui la borghesia progressista, la sinistra al caviale che normalizzerà gli antagonisti anti-americani tra le spire delle proprie pagine di Diario, quando tornerà l’America buona, oppiacea e progressista che tanto piace in quegli ambienti».
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