Nuovi muri
Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino. Nei vent'anni che si sono lentamente frapposti tra noi e quella data, altri ne sono stati eretti. Gerusalemme, Bagdad, Padova.
Ma questo non è un articolo sui muri: sul loro esistere questo blog si è già interrogato (Altezze). Questo articolo vuole solo fare una constatazione.
Dire che abbiamo poca memoria è scontato, e del resto non credo sia questo il problema. Piuttosto è un altro: i vari avvenimenti storici, che oggi fortunatamente conosciamo in tempo reale, non danno luogo ad una storiografia altesì immediata. Una diacronia piuttosto strana, non vi pare?
Le notizie che riceviamo ogni giorno sono monadi: come se l'incremento dei flussi migratori, la miriade di guerre e le situazioni di sfruttamento economico nei paesi più poveri non fossero collegate. Come se non esistesse alcuna relazione tra l'aziendalismo capitalistico fondato sul profitto e la crisi odierna, il decentramento produttivo ed i licenziamenti di massa. Come se l'imposizione di un certo, inadeguato, modello di sviluppo, la fine di una socialità diversa, di un diverso modo di stare insieme, il fallimento di una intera stagione di sussidio straordinario al Mezzogiorno, il semplice porre una “questione meridionale” non fossero alla base dello sfascio che oggi vive questa zona d'Italia.
Naturale conseguenza sono i vari decreti sicurezza, la xenofobia montante, il continuo ripetere che la crisi è finita, la creazione di una nuova banca del sud (ai cui rivoli si abbevereranno mafie, camorre, politica, imprenditoria, cittadini), la costruzione di nuovi muri.
Giuseppe de Matteis
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