La morte ti ha taggato

Il noto sito internet ha coinvolto centinaia di milioni di persone, e in poco tempo si è trasformato in un gioco dello specchio, un ballo in maschera globale.
Il giochino ha i suoi pregi, soddisfa l'ego di chi lo usa da bacheca di trofei, o di frasi brillanti; di chi fa sfoggio di link eruditi, o arrabbiati, o semplicemente giocosi; di chi cerca in tutti i modi di spingere in là il confine della propria vita sociale.
La condivisione di foto assolve al compito di pubblicizzare l'ottimo lavoro di estetisti, personal trainer, artisti e artigiani dell'immagine; il sesso, in facebook così come ovunque, domina sul resto.
Si ritrovano, poi, amicizie tramortite dal tempo che passa.
Ci troviamo davanti ad un'idea geniale, poche storie.
Chi si sente vincitore, esulta.
Chi si sente perdente, si sfoga.
E tutto rigorosamente in pubblico, la vita scorre nella rete manco fossimo merluzzi.
Mi ha fatto riflettere, navigando un po' nel mare di gruppi che di facebook sono un po' l'anima, trovarne uno il cui nome suggeriva una domanda: ma quando moriamo, chi ci cancella da facebook?
Ecco, davanti a questo interrogativo, ho sorriso e mi sono concesso un'umile riflessione: nel passato, la megalomania del genio suggeriva che grazie alle magnificenze compiute in terra, nell'arte o nell'esercizio del potere, la fama avrebbe sconfitto la morte rendendo eterno il santo, l'eroe, il riccastro e il ribelle mai domo.
Il vangelo, per bocca soprattutto dei suoi studiosi, collega la vita eterna alle virtù cristiane che dovrebbero alimentare gli animi più o meno nobili dei figli di dio, quale massimo dono che l'umanità potrebbe mai conoscere.
Il ventunesimo secolo, con molta più semplicità ha concepito l'account: facebook così ha vinto la morte.
Dovesse morire domani, il sottoscritto rischierebbe di risultare ancora se stesso e vivente: il vecchio amico che non sento da tempo, trovando il mio nome tra gli utenti registrati, penserebbe che si, Carlo è ancora tra noi, studia, suona, insomma vive.
Invece, paradossalmente, potrei trovarmi già da tempo qualche metro sotto terra. La mia identità mi sopravviverebbe, ben oltre l'angusto confine della memorie dei miei cari.
La morte, senza log-out, esiste di meno.
Ancora una volta, ringraziamo internet, che oltre ad averci illusi d'essere tutti uguali, di poterci esprimere in libertà, di poter fare quel che nella strada non ci è concesso, adesso provvede addirittura a regalarci l'immortalità.
Cose che nemmeno Gesù, insomma...
Carlo Antonio Burattini
Idee Supposte
















Commenti
non ci sarebbero più funerali...
Cmq, spesso si confonde la libertà di scelta con la possibilità di scegliere tra 5 diverse marche di calzature.